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Ruoli

Chi fa il papiro di laurea

Chi fa il papiro di laurea: gli amici, di solito. I genitori a volte. Il laureando quasi mai, se deve restare una sorpresa. Chi paga e chi impagina.

Chi fa il papiro di laurea è una domanda di ruoli, non di software. L’oggetto è degli amici. Il laureando, di tradizione, finge di non saperlo. I genitori entrano se manca il corso, o se vogliono un foglio che sopravviva in cucina. Non esiste un incarico di ateneo.

Se aspettate che «qualcuno» lo faccia, non lo fa nessuno. Serve un capo gruppo. Il resto è colletta e una scadenza.

Gli amici, di default

Il papiro è un manifesto del corso. Lo scrivono chi ha i fatti: esami, bar, laboratorio, soprannomi. Un parente solo, per quanto affettuoso, non ha quel materiale. Può pagare, può stampare, non può inventare il tono.

Un capo raccoglie. Gli altri mandano aneddoti e foto. Qualcuno va in copisteria. Qualcuno legge. La caricatura non la deve disegnare per forza un amico bravo di matita: può arrivare dal file. I fatti, quelli sì, devono essere del gruppo.

Senza capo, ognuno pensa che lo stia facendo un altro. È il modo più educato per arrivare alla laurea senza foglio.

La guida parte da qui perché senza corso il foglio diventa un biglietto dei genitori. È un altro oggetto. Lecito, meno goliardico.

I genitori, a volte

Entrano quando gli amici sono sparsi, o pigri, o quando la festa è di famiglia più che di corteo. Pagano. Scelgono un tono più morbido. Chiedono che il foglio resti appendibile. Va detto: è onesto. Non è «il papiro vero» solo se è cattivo. È il papiro vero se i fatti sono veri.

Non chiedete ai genitori le rime sul relatore. Chiedete loro la copisteria, il nastro, magari la colletta se il corso è in crisi. Gli scherzi restano degli amici, se ci sono. Il foglio può stare un gradino sotto.

Un papiro fatto solo in famiglia, con fatti da WhatsApp dei parenti, tende al complimento. Va detto alla festa, così nessuno aspetta il verso cattivo che non arriva.

Chi paga

Di solito il gruppo. Papiro costa 34,90 € IVA inclusa: PDF, non stampa. In dieci persone è un caffè lungo. La stampa è un altro conto, al banco, dieci-venticinque euro a colori a seconda della città.

I genitori pagano quando vogliono loro l’oggetto. Il laureando paga quando lo fa da solo. Non c’è una quota d’obbligo. Non c’è rimborso di ateneo.

Il cruciverba è gratis: se il gruppo è al verde, almeno un pezzo del foglio esiste. Il manifesto intero, no. Le notti sul file «gratis» costano comunque.

Il laureando, quando

Se lo fa lui, la sorpresa muore. Resta un auto-manifesto. Qualcuno lo vuole: controllo sul tono, paura della crudeltà, corso sparito. È lecito. Ditelo. Non fingete la tradizione del «non sapevo».

Il registro resta: cattivo sì, crudele no. Autoinfliggersi versi su se stessi è difficile senza cadere nel complimento o nel pietismo. Meglio pochi fatti secchi che un auto-elogio in rima.

Il capo gruppo

Qualcuno deve chiudere. Link di raccolta, scadenza, file, copisteria. Senza capo, il WhatsApp mangia le foto e la laurea arriva con un foglio vuoto.

Si parte da crea. Il capo non deve essere un grafico. Deve essere la persona che manda il sollecito e va a ritirare l’A0. Il resto — rime, volto, fascia — è mestiere del file e dei fatti che gli amici, se glielo chiedete per tempo, hanno ancora.

Il capo può anche essere uno solo, pigro, con tre aneddoti propri. Meglio quello che un gruppo di dodici che «ne parla». Il papiro è un foglio, non una riunione.

Domande frequenti

Chi deve fare il papiro di laurea?

Gli amici del corso, di default. I genitori intervengono se il gruppo è sparso o se il foglio deve restare in casa. Il laureando lo fa da solo solo se rinuncia alla sorpresa.

Chi paga il papiro?

Di solito il gruppo, in colletta. Un servizio online da 34,90 € IVA inclusa, in dieci, sta sotto i 3,50 € a testa. La stampa in copisteria è a parte. Non esiste un tariffario di ateneo.

Dal testo al papiro stampabile.

Caricatura, rime e cruciverba nello stesso file A0.

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