Il papiro di laurea in Farmacia deve odorare di laboratorio e di banco, non di erboristeria da vetrina. Verde, A0, una faccia che ha sopravvissuto alla chimica organica, e un testo che sa di titolazione, di galenica, di stage in cui si è imparato a dire «serve la ricetta» senza fare i prepotenti. Se copiate un papiro di Medicina, resta il camice da corsia. Il farmacista non è un medico corto. È un altro mestiere, con un altro verde.
Cinque anni. Molecole che hanno un nome più lungo della strofa. Il papiro non deve recitare IUPAC. Deve far ridere chi ha odiato un meccanismo di reazione e poi l’ha sognato. Tecnologia farmaceutica, analisi, legislazione: ogni sede ha il suo esame infame. Nominate quello vero, non «chimica» in genere. Chi ha fatto il corso sente la differenza. Chi non l’ha fatto ride lo stesso, se il verso è corto.
Verde farmacia, nastro non foresta
Farmacia è verde. Lo stesso filo, in molti atenei, delle scienze della vita: va verificato, poi tenuto. Sul foglio il verde pieno è una palude. Fascia, nastro, tocco. Carta chiara. In copisteria i verdi saturi sporcano; i verdi chiari spariscono. Un campione.
Non aggiungete la croce a tutta pagina. È un segnale stradale, non un ornamento. Una croce piccola, se è una gag del corso, sta in un angolo.
Caricatura da cappa, o da banco: sceglietene una
La caricatura deve decidere il mondo. Se il laureando è sopravvissuto alle cappe, il camice da lab e gli occhiali. Se lo stage al banco è la gag del gruppo, il bancone, il pos, l’aria di chi ha sentito «mi dia qualcosa per la tosse» duecento volte. I due mondi insieme, in A0, fanno un volantino di catena. Uno, e il volto grande.
Evitate la pillola antropomorfa. È da campagna ministeriale. Il volto da dieci metri batte qualsiasi blister.
Organica, galenica, il foglietto
Le cadute buone: chi ha rifatto organica, chi parlava di «veicolo» anche del caffè, chi ha trattato il foglietto illustrativo come letteratura, chi al banco diceva «è un integratore, non un farmaco» con una pazienza da santo. Cattivo sì. Crudele no: niente clienti, niente terapie, niente «veleno» da film, niente relatore umiliato. Il corso tocca sostanze vere. Il papiro tocca vizi universitari.
Versi:
Ha odiato i meccanismi a febbraio. / A luglio li spiega, col tono da banco, davvero. Galenica sul quaderno, caffè sul camice. / Oggi si laurea. Il pestello, in pace. Il foglietto era lungo. Il brindisi, no.
Se una strofa sembra un consiglio, tagliatela. Non siete in servizio. La guida sul confine cattivo/crudele vale doppio quando il corso è sanitario.
Cruciverba da cassetto dei farmaci
Sigle e nomi commerciali sul foglio sono un errore: sembrano pubblicità o, peggio, indicazioni. Il cruciverba vive di parole di corso: ORGANICA, BANCO, TESI, CAPPA. Definizioni da laboratorio, non da bugiardino. Griglia sua, corpo grande.
Foto: tre del lab o del gruppo fuori dalla facoltà. Non venti foto di confezioni. Un blister in A0 sembra pubblicità. Gli esempi mostrano aria. La chimica riempie i quaderni; il papiro no.
Crea, A0, copisteria
Si parte da crea. Verde di facoltà, volto, fatti. Stampa manifesto. Una settimana per i ricordi: in Farmacia gli anni sono lunghi e i dettagli si perdono (quale cappa, quale tutor, quale notte prima dell’esame di chimica). Raccogliete prima. La notte prima, sul papiro, produce testi che sembrano appunti di laboratorio: utili a chi c’era, illeggibili in cortile.