Il papiro di laurea in Giurisprudenza vive di tono. Deve sembrare una sentenza scritta da amici ubriachi, non un tema d’esame. Blu, A0, una faccia con il codice sottobraccio se è una gag, e un testo che sa di orale da quaranta minuti, di diritto romano che non se ne va, di «salvo quanto disposto» usato anche per ordinare al bar. Se copiate un papiro di lettere e cambiate facoltà, restano i poeti. In Giurisprudenza i poeti sono i relatori, e non sempre in senso buono.
Cinque anni di codice insegnano a scrivere lungo. Il papiro chiede il contrario: versi corti, un fatto per strofa, caduta sull’ultima parola. L’inciso, tra parentesi, lasciatelo alla tesi.
Blu toga, blu nastro, blu fascia
Giurisprudenza è blu. Toga, nastro, corona, e la banda sotto il nome sul foglio. Il blu dei giuristi è netto: da lontano si distingue dal nero di ingegneria e dal rosso di medicina. Usatelo come segno. Un fondo blu petrolio su tutto l’A0 uccide la caricatura e in copisteria diventa una macchia.
Un filetto, un tocco, il titolo del corso. Poi carta chiara e inchiostro che si legge da marciapiede.
Caricatura da udienza, non da avvocato già fatto
La caricatura non deve promuovere uno studio. Il titolo arriva oggi; l’esame di Stato, se arriva, è un altro capitolo. Disegnate lo studente: pile di evidenziatori, codice civile con i segnalibri a ventaglio, occhiaie da biblioteca, l’aria di chi ha detto «il fatto non sussiste» a un coinquilino che non aveva fatto i piatti.
Toga completa e martelletto da film americano: clipart. In Italia il martelletto non c’è, e si vede che avete preso l’immagine da un sito di stock. Il volto deve somigliare. Il resto è cornice.
Latinorum, una strofa e si chiude
Il corso parla latino quando vuole sembrare serio. Il papiro lo può citare una volta, per farmi ridere, non per coprire l’assenza di fatti. In dubio pro reo va bene se la strofa dopo spiega che in dubbio lui sceglieva sempre il bar. Un manifesto intero in latino è un papiro che la famiglia fotografa senza leggere.
Stesso discorso per gli articoli. «Art. 2043 c.c.» è comico se qualcuno del gruppo ha davvero passato un mese su quella pagina. Elencare dieci articoli è un indice, non una festa.
Cadute che stanno in piedi:
Ha evidenziato il codice più del testo / e l’orale l’ha fatto a voce, questo è il resto. Diritto romano al primo, diritto romano nel sonno: / oggi si laurea, il pretore applaude, o no. Salvo diverso avviso, si brinda.
Niente umiliazione su un bocciato pubblico, niente docente messo in croce, niente ex. Cattivo sì, crudele no. Il mestiere del tono è nella guida.
Griglia da biblioteca
Se le rime escono da sentenza — troppe subordinate, troppi «laddove» — passate al cruciverba. Parola nascosta CODICE, ORALE, TESISTA, TOGA. Definizioni da corridoio: «luogo in cui si giura di aver letto tutto». Corpo grande, rettangolo suo. In A0 le definizioni minute spariscono.
Foto: biblioteca, spritz dopo l’appello, la copertina della tesi. Tre nitide. Non venti scan di appunti. Gli esempi mostrano un foglio che si legge, non un fascicolo.
Template blu, poi la copisteria
Il template di Giurisprudenza parte già sul blu, con spazio per intestazione da sentenza e per il volto. Non è un atto: è un layout che non confonde il corso con economia. Stampa in A0, carta manifesto, inchiostro che non si sfarina al primo vento di cortile.
Raccogliete i ricordi una settimana prima. L’orale si prepara. Il papiro anche. La notte prima produce testi che sembrano ricorsi inammissibili.