Un papiro di laurea con Canva si può fare. Molti lo fanno. Poi in copisteria esce un A0 con il naso a pezzi e un font sostituito. Canva non è il nemico. È uno strumento da schermo usato su un foglio da marciapiede, e il marciapiede è cattivo.
Se nel gruppo c’è già qualcuno che impagina per mestiere, Canva può bastare. Se partite da un template A4 e «poi si vede», no.
Il formato è il primo scoglio
Il papiro sta in A0: 841 × 1189 mm. Le dimensioni non si improvvisano. In Canva il documento deve nascere così, verticale, con margini puliti. Un A4 ingrandito è un A4 ingrandito. I pixel si vedono. I nasi si sgranano.
I template «poster» non sono papiri. Sono locandine. Gerarchia diversa, volto piccolo, testo da volantino. L’ordine che tiene è in come impaginare: intestazione, caricatura grande, testo, fascia foto.
Dpi e nasi sgranati
Canva, usato di fretta, esporta per lo schermo. Sul telefono la caricatura è nitida. Sul plotter diventa rumore. Serve un PDF ad alta risoluzione, non un PNG da condivisione, non uno screenshot.
La foto del volto deve entrare già pesante. Una preview da chat, ritagliata in un ovale con ombra, in A0 è un incidente. La caricatura pensata per la distanza non è un filtro.
Se la copisteria alza le spalle, non è cattiveria: non può inventare dettaglio che nel file non c’è. La stampa allarga quello che gli date.
Un export «PNG per i social» è il modo più rapido per rovinare un manifesto. Il social comprime. L’A0 no, allarga. Sono due mestieri. Non usate lo stesso file.
Font che spariscono
I caratteri di Canva, in stampa, a volte si sostituiscono. Il display che sul monitor era «quello bello» in copisteria diventa un sans qualunque, o peggio un script rotto. Incorporate i font, o convertite in curve solo se sapete cosa state facendo: il testo non si corregge più.
Dieci font del catalogo, messi perché «è allegro», in A0 fanno un menù. Due famiglie, due pesi. Niente script da matrimonio sul nome.
Canva rende facile il barocco. Il papiro chiede povertà: un volto, un testo, aria. Ogni effetto in più è un rischio in plotter, non un’idea.
Quando Canva basta
Basta se: il file è A0 vero, l’export è PDF di stampa, il volto è un disegno nitido, i testi sono pochi, qualcuno ha già fatto un manifesto. Basta per una prova, per un gruppo che ha mestiere, per un papiro semplice.
Non basta se la raccolta foto è una chat, se la caricatura è un ritaglio, se chiudete la sera prima senza A4 di prova. Canva non vi ferma. Il plotter sì.
Basta, insomma, quando trattate Canva come un laboratorio grafico, non come un social. Il bottone «condividi» non è «stampa».
Quando un tool dedicato vince
Vince quando vi serve la struttura già giusta: A0, volto al centro, rime o cruciverba, export per copisteria senza ricordarvi i dpi. Papiro costa 34,90 € IVA inclusa. La stampa resta fuori, come con Canva: il file è vostro, la carta al banco.
Il confronto è in prezzi. Canva «è gratis» finché non ristampate un A0 sgranato. Un tool dedicato vince sul naso, sui font, sul fatto che il documento non è nato come un post. Se sapete già impaginare, restate su Canva. Se volete il manifesto senza imparare il plotter, il file sta su crea.