Il papiro di laurea a Torino è il manifesto degli amici. Non è un rito sabaudo e non è un poster da Mole. Chi cerca «papiro» spesso arriva da Padova. Chi cerca «cartellone» arriva dalla famiglia. L’oggetto è lo stesso: foglio enorme, caricatura, rime o cruciverba. Il sinonimo è cartellone di laurea.
A Torino la tradizione in strada è meno fitta che in Veneto. La festa sta spesso sotto i portici, in un cortile, in un locale di via Po. Il foglio deve tenersi lo stesso. Da dieci metri si deve capire chi è il festeggiato.
Non inventiamo una leggenda torinese del papiro. Le persone cercano l’oggetto perché si laureano all’Università degli Studi o al Politecnico, e vogliono un A0 che non sembri un volantino.
Due atenei, due geografie
Palazzo Nuovo, via Sant’Ottavio, lettere e dintorni: è uno dei pezzi di città che gli studenti riconoscono. L’Università ha altre sedi sparse. Il Politecnico, verso corso Duca degli Abruzzi, è un altro pianeta: nero da ingegneria, aula e laboratorio, meno scuse se la caricatura è un francobollo. Via Po e piazza Castello sono lo sfondo della festa, non il copione.
Non mescolate i due atenei nel testo. Un papiro del Poli pieno di battute da Palazzo Nuovo si sente. I fatti del corso tengono. Le cartoline — Mole, cinema, «sempre nei film» — no. Se il gruppo ha davvero un bar, un’aula bunker, un relatore, quelli sì.
Cosa è, e cosa non è
Non è la pergamena. Non è l’invito. Non è la corona di alloro. La corona sta in testa, di solito dopo la proclamazione. Il cartellone sta al muro.
Il tono è goliardico. Cattivo sì. Crudele no. Torino è piena di fuori sede. Un roast che funziona in cinque non funziona in cinquanta. I docenti non sono personaggi da slapstick se non sono in festa e d’accordo.
Cosa ci si aspetta di vedere
Una caricatura grande. Intestazione con nome, corso, ateneo, data — l’ateneo serve, perché «Torino» da solo non dice se siete al Poli o in Statale. Rime in colonne corte, oppure un cruciverba. Foto vere. Il colore della facoltà come nastro: nero ingegneria e architettura, blu giurisprudenza, giallo economia, bianco lettere, rosso medicina.
Il formato è A0. A1 è un compromesso da appartamento. A4 è la prova. Cosa dire al banco sta in stampa.
Lingua
Il piemontese sta nel foglio se lo parlate. Copiato da internet, o sostituito da un veneto di importazione, è rumore. Il gruppo misto scrive in italiano. Una strofa in dialetto, se è vera, basta.
Non importate il copione padovano. Non copiate nomi di un altro corso. Gli esempi servono a vedere un foglio pulito.
Tempi e copisterie
Intorno a Palazzo Nuovo, via Po e al Politecnico dite «papiro, A0 verticale, carta da manifesto». Se il banco guarda storto, mostrate il PDF e dite «manifesto verticale, ritaglio netto, prova in A4». Non mandate uno screenshot di WhatsApp: in plotter i nasi diventano acquerello.
Le sessioni di proclamazione fanno coda. Una settimana è comoda. La notte prima no. Il collo di bottiglia è raccogliere i ricordi. Un link batte una chat in cui si perdono le foto.
Dopo il foglio
Lettura pubblica, poi eventualmente i giochi: ruota della fortuna e Avanti un altro. Gli scherzi e le penitenze vengono dopo il manifesto, non al posto del manifesto.
Il file si prepara online. 34,90 €, stampa in copisteria. A Torino il plotter è al banco, non in salotto.